LE “DANSEUSES DE DELPHES” E L’ENIGMA DEI “PRÉLUDES” DI DEBUSSY
Fra tutte le raccolte pianistiche del Novecento, poche possiedono il fascino misterioso dei Préludes di Claude Debussy. Sono pagine brevissime, spesso di appena due o tre minuti, eppure ciascuna sembra contenere un universo. Non raccontano una storia, non seguono un programma preciso, non descrivono un paesaggio come farebbe un poema sinfonico. Piuttosto, aprono una finestra sull'immaginazione dell'ascoltatore, lasciando che sia lui a completare ciò che la musica soltanto suggerisce. È significativo che il primo dei ventiquattro Préludes, pubblicato nel 1910, sia proprio Danseuses de Delphes. Debussy avrebbe potuto inaugurare la raccolta con un brano brillante, virtuosistico, spettacolare. Sceglie invece una pagina lenta, solenne, quasi immobile. È come se, prima ancora di farci ascoltare la sua musica, volesse insegnarci il suo modo nuovo di ascoltare. L'ispirazione nasce da un'immagine. Sul frontespizio della rivista francese Le Mercure musical compare la fotografia di una celebre colonna rinvenuta durante







