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LE “DANSEUSES DE DELPHES” E L’ENIGMA DEI “PRÉLUDES” DI DEBUSSY

Fra tutte le raccolte pianistiche del Novecento, poche possiedono il fascino misterioso dei Préludes di Claude Debussy. Sono pagine brevissime, spesso di appena due o tre minuti, eppure ciascuna sembra contenere un universo. Non raccontano una storia, non seguono un programma preciso, non descrivono un paesaggio come farebbe un poema sinfonico. Piuttosto, aprono una finestra sull'immaginazione dell'ascoltatore, lasciando che sia lui a completare ciò che la musica soltanto suggerisce. È significativo che il primo dei ventiquattro Préludes, pubblicato nel 1910, sia proprio Danseuses de Delphes. Debussy avrebbe potuto inaugurare la raccolta con un brano brillante, virtuosistico, spettacolare. Sceglie invece una pagina lenta, solenne, quasi immobile. È come se, prima ancora di farci ascoltare la sua musica, volesse insegnarci il suo modo nuovo di ascoltare. L'ispirazione nasce da un'immagine. Sul frontespizio della rivista francese Le Mercure musical compare la fotografia di una celebre colonna rinvenuta durante

LE “DANSEUSES DE DELPHES” E L’ENIGMA DEI “PRÉLUDES” DI DEBUSSY2026-08-26T09:43:58+02:00

UNA “PETITE SUITE” tra pianoforte e orchestra

Ci sono capolavori che nascono per cambiare la storia della musica. Altri sembrano germogliare senza alcuna pretesa, quasi per gioco, per il semplice piacere di fare musica. Eppure, proprio questi lavori apparentemente più modesti finiscono spesso per conquistare il pubblico con una naturalezza che le opere più ambiziose faticano a raggiungere. È il caso della Petite Suite di Claude Debussy. (Édouard Manet: Monet che dipinge sulla sua barca, 1874) Il titolo potrebbe trarre in inganno. Petite, "piccola", quasi a suggerire un lavoro di secondaria importanza. In realtà, dietro quella modestia tutta francese si nasconde una delle pagine più fresche, eleganti e amate del giovane Debussy, una musica che ancora oggi conserva il fascino della giovinezza e il piacere della scoperta. La Petite Suite nasce nel 1889, un anno straordinario non soltanto per Debussy, ma per tutta la cultura europea. A Parigi si inaugura l'Esposizione Universale.

UNA “PETITE SUITE” tra pianoforte e orchestra2026-08-19T09:24:47+02:00

LA MUSICA DELLE STELLE: Ferragosto in terrazza con Debussy

Ci sono sere d'estate in cui viene spontaneo alzare gli occhi. Forse perché fa troppo caldo per stare in casa, perché finalmente la giornata rallenta, perché Ferragosto porta con sé una specie di rito collettivo: una terrazza, una sedia e il cielo sopra di noi. E allora guardiamo. Guardiamo la luna, cerchiamo qualche costellazione, aspettiamo una stella cadente (che è il saluto da lassù di qualcuno che abbiamo amato). Quest'anno il cielo ci ha offerto più di un'occasione per farlo. Il 12 agosto abbiamo assistito a una spettacolare eclissi di Sole: totale in alcune zone d'Europa, mentre in Italia il fenomeno è stato osservabile come eclissi parziale. E proprio nelle stesse ore le Perseidi raggiungevano il loro picco, in condizioni particolarmente favorevoli grazie alla Luna nuova. Due fenomeni molto diversi, ma capaci di produrre la stessa reazione: farci fermare e guardare il cielo. Ed è

LA MUSICA DELLE STELLE: Ferragosto in terrazza con Debussy2026-08-14T19:39:39+02:00

“JEUX”: LA PARTITA A TENNIS CHE DIVENTO’ MUSICA

Tra tutte le opere orchestrali di Claude Debussy, Jeux occupa una posizione unica. È probabilmente la più moderna, la più enigmatica e, per certi aspetti, la più radicale dell'intera sua produzione. Se Prélude à l'après-midi d'un faune rappresenta la nascita dell'impressionismo musicale e La Mer il pieno compimento della sua poetica sonora, Jeux guarda decisamente oltre, anticipando linguaggi che diventeranno centrali solo molti decenni dopo. La sua estrema fluidità ritmica, la frammentazione delle idee musicali, la continua trasformazione del colore orchestrale e il rifiuto di qualsiasi sviluppo tradizionale ne fanno una delle partiture più sorprendenti del primo Novecento.   (Sir John Lavery, Un raduno – 1885)   Alla sua prima esecuzione, nel 1913, l'opera lasciò pubblico e critica disorientati. Pochi giorni dopo, la scandalosa prima del Sacre du printemps di Igor Stravinskij avrebbe monopolizzato l'attenzione del mondo musicale, relegando Jeux in una posizione quasi marginale.

“JEUX”: LA PARTITA A TENNIS CHE DIVENTO’ MUSICA2026-08-12T09:13:31+02:00

CLAUDE DEBUSSY: “PRINTEMPS”, la primavera di un nuovo linguaggio musicale

Tra le opere giovanili di Claude Debussy, Printemps occupa un posto del tutto particolare. Non possiede la notorietà del Prélude à l'après-midi d'un faune, della Mer o dei Nocturnes, eppure rappresenta una tappa decisiva nella formazione del compositore francese. È un lavoro di passaggio, sospeso tra il mondo tardo-romantico ancora dominato dall'eredità di César Franck e il linguaggio personale che, pochi anni dopo, avrebbe rivoluzionato la musica europea. In Printemps si possono già ascoltare, come in filigrana, quelle intuizioni armoniche, timbriche e formali che diventeranno il marchio inconfondibile di Debussy. L'opera è inoltre avvolta da una vicenda singolare: gran parte della partitura originale andò distrutta, costringendo a una ricostruzione successiva che rende ancora più prezioso ciò che oggi possiamo ascoltare. Printemps è dunque non soltanto una pagina musicale di grande fascino, ma anche un documento della lenta nascita di uno dei linguaggi più innovativi della

CLAUDE DEBUSSY: “PRINTEMPS”, la primavera di un nuovo linguaggio musicale2026-08-06T09:26:43+02:00

“CHOPIN – NOTTURNO A PARIGI”. IL FILM.

Ieri, 1° Marzo, data convenzionale del compleanno di Chopin, sono andata al cinema a vedere Chopin. Notturno a Parigi, il biopic diretto da Michał Kwieciński e interpretato da Eryk Kulm nel ruolo del protagonista. È una produzione polacca di ampio respiro, girata tra la Polonia e la Francia, con un impianto classico e una durata importante – oltre due ore – che dichiara fin da subito la volontà di costruire un ritratto completo, stratificato e ambizioso. Ecco le mie impressioni. È, senza alcun dubbio, un gran bel film. Le scenografie e i costumi sono splendidi: Parigi ottocentesca rivive sullo schermo con eleganza e cura maniacale per i dettagli. I salotti, le sale da concerto, gli interni borghesi e aristocratici restituiscono un’atmosfera raffinata e coerente, capace di immergere lo spettatore in quel mondo fatto di arte, conversazioni colte e fermento creativo. La scelta registica più interessante

“CHOPIN – NOTTURNO A PARIGI”. IL FILM.2026-03-02T13:15:29+02:00

WAGNER TRADITO

  All’indomani dell’ultima recita di Lohengrin – Teatro dell’Opera di Roma – 7/12/2025.   C’è una parola che in teatro sembra essere diventata improvvisamente desueta, quasi imbarazzante da pronunciare, e invece dovrebbe essere la prima bussola di ogni artista che si accosta a un capolavoro altrui: RISPETTO. Perché quando si mette mano al Lohengrin di Wagner, non si sta costruendo il “proprio” spettacolo. Si entra in punta di piedi – o almeno si dovrebbe – nell’universo creato da un altro artista, un universo che il pubblico va a vedere perché vuole quell’opera, non un’installazione contemporanea. Il biglietto lo si paga per Wagner: il regista ne è solo un mediatore. Ed è qui che nasce il primo enorme problema. Se durante tre atti interi il pubblico si ritrova più impegnato a decifrare cosa volesse comunicare il regista che a seguire la musica, allora qualcosa si è

WAGNER TRADITO2025-12-08T14:09:47+02:00

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